Questo è un libro che nasce
dall’attrazione fra opposti: una prepotente voglia di morire contro una
scoppiettante voglia di vivere; egoismo contro altruismo; agiatezza contro
ristrettezze economiche; scontrosità contro felicità; morte contro rinascita; senza
che manchi la consueta attrazione fra due temi classici, eros e thanatos –
amore e morte.
E dall’incontro/scontro fra
questi opposti è inevitabile che nascano scintille.
Fin dalle prime pagine, il
lettore è catturato nel vortice che circonda Lou, è attirato nella sua vita
turbolenta e colorata, fatta di poche cose importanti: la famiglia, il lavoro,
le piccole passioni che la ragazza coltiva. E il confronto con la vita triste,
isolata ed asettica, sebbene agiata, di Will è inevitabile. Ma i principi della
termodinamica insegnano che, in un sistema, elementi aventi diversa temperatura
tendono all’equilibrio termico: venendo in contatto, inevitabilmente le vite di
Lou e Will si influenzano, iniziando una strana danza – ballata su due gambe e
quattro ruote – intorno ad un elemento di “detto – non detto”.
C’è infatti un elemento che
stride, in questo ballo, un appuntamento con la morte, che rappresenta un
“terzo incomodo” molto più ingombrante di Patrick, il fidanzato di Lou.
Si fa di tutto per dimenticare
questo appuntamento, anzi proprio per cancellarlo: tutte le figure che ruotano
intorno ai due protagonisti si impegnano a questo fine, coinvolti in maniera
più o meno volontaria, consapevole e attiva.
Sarebbe troppo facile dire che
ogni pagina urla al lettore di vivere appieno ogni istante della sua vita; ma
c’è di più, in questo libro, qualcosa di più profondo.
E’ un libro da non leggere in
pubblico: fra risate a crepapelle e lacrime copiose, non si riesce a rimanere
indifferenti, catturati dallo stile lineare e semplice della Moyes, che
affronta un argomento estremamente difficile con maestria.
Il tema dell’eutanasia continua
ad interrogarmi, lasciandomi – ancora una volta – totalmente senza parole.
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